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Fitoalimurgia: fiori edibili, radici, verdure ed erbe spontanee in cucina

in News - il 08 Luglio 2021

Con il termine fitoalimurgia si indica la pratica di raccogliere, senza danneggiare la natura e gli equilibri dell’ecosistema, il cibo che cresce spontaneo nei boschi di montagna, nelle foreste, tra prati e campi, nelle acque dei laghi, lungo gli argini dei fiumi e nelle lagune. L’etimologia deriva dalla contrazione del latino “alimenta urgentia”, cioè nutrimento in caso di necessità, a cui si aggiunge il prefisso fito per indicare che si tratta di piante. Infatti, in passato questo termine veniva usato per indicare la pratica di riuscire a far fronte alle carestie.

Oggi, curiosamente, è più conosciuto il termine anglosassone, che ha reso questo trend globale: foraging.

Per poter utilizzare le piante spontanee in cucina non ci si improvvisa: occorrono studio, esperienza, bisogna riconoscere le erbe commestibili, la loro stagionalità e il diverso uso:

  • Studiare sui manuali va bene, ma non è sufficiente. Come primo passo si può uscire insieme a qualche esperto per vedere, ascoltare e annusare quello che la natura offre.
  • La raccolta deve essere fatta in zone incontaminate ma è importante è rispettare gli equilibri dell’ecosistema, NON si deve spogliare il terreno, ma raccogliere solo quello di cui si necessita e NON di effettua mai la raccolta in riserve naturali.
  • Rispettare sempre la stagionalità: le piante selvatiche commestibili devono essere raccolte quando sono organoletticamente al picco di sapore e aroma.

A Scuola Tessieri si prevedono corsi e masterclass dedicate per prepararsi al meglio e conoscere più da vicino questa pratica: dal riconoscere le migliori erbe spontanee e radici, alle modalità di cottura e alla valorizzazione degli ingredienti spontanei all’interno delle ricette mantenendo l’equilibrio del piatto.

 

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