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Festa dei Lavoratori: l’Italia a tavola celebra la tradizione popolare

in News - il 29 Aprile 2021

Il primo maggio, giornata dedicata ai lavoratori e molto importante per le sue implicazioni sociali, politiche e civili è anche sinonimo di gita fuori porta, di pic-nic, e anche se quest’anno è un po’ più complicato viste le restrizioni, sicuramente non mancheranno grigliate di carne o pesce all’aperto. Ma non solo.

Fin dai tempi dell'Antica Roma, quindi ben prima dell'istituzione della Festa dei Lavoratori, il Primo Maggio era la giornata destinata ai festeggiamenti per l'arrivo della primavera e la tavola si imbandiva di tutte le prelibatezze di stagione. Una tradizione che, in parte, anche oggi si è mantenuta, come per esempio il classico “Fave e pecorino romano” molto diffuso nel centro Italia e nella Capitale. I romani usavano le fave anche per celebrare la dea Flora come augurio di buona fortuna e ricchezza. Piatto molto semplice ma gustosissimo, ricco di fibre e vitamine che non può mancare a tavola a inizio o fine pasto in questo periodo e in particolare nel giorno del primo maggio.

Nella tradizione religiosa quel giorno si festeggia San Giuseppe Artigiano, falegname di Nazareth. Una festa religiosa che fu istituita nel 1955 da papa Pio XII in modo che la Festa del Lavoro potesse essere condivisa anche dai lavoratori cattolici. A Salina, Sicilia, proprio per festeggiare San Giuseppe, il 1° maggio è il giorno della “Tavuliata”, tavola imbandita che nasce tradizionalmente per distribuire cibo ai poveri. Negli anni la tradizione è sempre stata trasmessa da generazione in generazione, evolvendosi, modernizzandosi, arricchendosi, senza mai dimenticarne l’origine. Di fronte al palazzo municipale viene allestita una grande tavolata con piatti e dolci tipici che sono stati benedetti dal parroco durante la messa. Ai fedeli viene offerta soprattutto pasta con ceci e legumi vari

In Emilia-Romagna, a Forlì, si celebra invece San Pellegrino, co-patrono della città, con la Fiera del Cedro, frutto simbolo del Santo perché lo utilizzava per confortare i malati di colera, febbre e peste. Oggi è alla base di piatti sia dolci che salati che contraddistingue il periodo primaverile e il primo maggio.

In Toscana, a Volterra, è immancabile la trippa per onorare la tradizione dei lavoratori delle cave di alabastro. La trippa alla volterrana è la parte dello stomaco della mucca che viene cucinata con il sugo, fatto con un soffritto classico di sedano, carota e cipolla e pomodori freschi, in cui la carne viene cotta per circa un’ora a fuoco basso finché la salsa non risulta morbida e succosa. La ricetta popolare rievoca una tradizione degli antichi maestri alabastrai che in epoca etrusca gustavano la trippa ogni sabato mattina. Infatti, la tradizione vuole che il primo maggio la colazione sia a base di trippa! Ovviamente accompagnata da un buon bicchiere di vino rosso.

In Sardegna, e in particolare a Nuoro, si conserva invece la tradizione di Filindeu, (fili di Dio) particolarissima pasta fresca la cui preparazione si tramanda da generazioni sempre nelle stesse famiglie, tutte donne, e ora a custodire il segreto sono rimaste solo in pochissime.

Filindeu è pasta di semola di grano duro dalla lunga e sottilissima forma meticolosamente intrecciata ed essiccata. Il risultato è un enorme reticolato di pasta finissima, poi spezzato e lessato in brodo. Tradizionalmente questo piatto è preparato per i fedeli che ogni anno partono da Nuoro durante la notte precedente il Primo Maggio, e si recano a piedi in pellegrinaggio al santuario di San Francesco di Lula in occasione della festa di Sant’Efisio. 

In Abruzzo, infine, sono celebri le Virtù Teramane, piatto a base di legumi e verdure consumato oggi proprio il primo giorno di maggio e in antichità per celebrare gli Dei per propiziare la fertilità della terra e l’abbondanza del raccolto estivo.

Guai a chiamarlo minestrone! È un piatto unico in cui si uniscono i resti della dispensa invernale, quindi i legumi secchi conservati con cura dalle massaie alle primizie della primavera. Il procedimento di preparazione è molto lungo e contiene tantissimi ingredienti, fino a 17 legumi, altrettanti tipi di verdura uniti a erbe aromatiche, ma anche cotenna di maiale, prosciutto, lardo e pasta all’uovo. È il massimo esempio di “cucina degli avanzi”, gustosa, ricchissima, nutriente. «Se quando sono nate si doveva fare di necessità virtù, oggi le Virtù sono diventate una necessità», dice Carlo Petrini, gastronomo e fondatore di Slow Food.

Un insegnamento per tutti coloro che operano nella ristorazione moderna e che sanno quanto il concetto di sostenibilità passi anche dal recupero di queste tradizioni.

 

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